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Le responsabilità degli zapatisti |
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Massimo Modonesi* |
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6 luglio 2006 ¿Pro-Marcos o anti-Marcos? Non è questo il problema. In primo luogo bisogna parlare di zapatismo e di zapatismi. Non è un segreto che, malgrado la posizione anti o a-elettorale dell’EZLN, migliaia di aderenti alla Sesta Dichiarazione e all’Altra Campagna hanno votato. Nel mio caso, ho ancora il dito sporco d’inchiostro per dimostrarlo. Dopo una prima tappa di critiche e attacchi diretti a López Obrador, la pressione all’interno dello zapatismo ha spostato l’enfasi e il Sub ha dichiarato che non invitava a non votare ma a pensare, che rispettava chi votava e che la unica clausola di esclusione dall’Altra Campagna era legata alla partecipazione diretta nella campagna elettorale. Detto questo, oggettivamente la posizione degli zapatisti ha fomentato una linea astensionista, sostenuta in particolare dai tradizionali gruppi di estrema sinistra all’interno dell’altra campagna. Accusare gli zapatisti della sconfitta di AMLO è una forma per evitare di analizzare i limiti della capacità di mobilitazione del centro-sinistra che non è riuscito ad avvicinarsi neppure al 40% malgrado si proponesse come l’opzione dei "poveri". Aritmeticamente, se la maggioranza dei "poveri" avesse votato per il Peje, si sarebbe raggiunto tra il 40% e il 50% come nel caso di Città del Messico. Quindi prima di discutere sul ruolo degli zapatisti bisogna analizzare le ragioni della sconfitta del centro-sinistra e quelle della vittoria delle destre, le radici delle culture conservatrici. Ovvero un analisi politico e sociologico serio. Fatto questo, più che la responsabilità quantitativa degli zapatisti, si può discutere sulle decisioni e posizioni politiche che stanno assumendo. Effettivamente, dal mio punto di vista, Marcos e i gruppi dirigenti dell’Altra Campagna non possono non assumere una responsabilità politica. Hanno scelto di non votare per la pseudo sinistra, una scelta legittima. Hanno scelto di non votare con la destra, una scelta discutibile. Non hanno contribuito a evitare uno scenario in cui perdono tutti, zapatisti compresi ma soprattutto il Messico del basso e a sinistra. Non macchiarsi il dito di inchiostro, non macchiarsi di un voto utile, non turarsi il naso.... Scelte politiche che oggi pesano agli occhi di quei milioni di messicani che lottano affinché si rispetti il loro voto, affinché si evitino altri sei anni di governo di destra. Non è colpa della dirigenza zapatista ma dovrà assumere le proprie responsabilità con molta sensibilità perché tanti "altri" zapatisti hanno fatto una scelta diversa. Professore di Storia Contemporanea dell’Universitá Autonoma di Cittá del Messico (UACM) e dell’Universitá Nazionale Autonoma del Messico (UNAM)
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