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ELEZIONI POLITICHE 2008

Il simbolo della Lista con PRC, PDCI, SD
e Verdi
GERMANIA Il candidato al SENATO de La Sinistra-l'Arcobaleno
NICOLÓ GUECI

25 marzo 2008
Intervista a Nicolò Gueci, candidato al Senato (EUROPA)
per la Sinistra L’Arcobaleno
di Anna Picardi
Una candidatura un po’ a sorpresa.
Quando ho ricevuto la proposta, non mi restava molto tempo.
Ho accettato, perché in fondo si trattava di trasferire
nella campagna elettorale il lavoro che svolgo nel partito,
Rifondazione Comunista.
Ma la lista è l’Arcobaleno.
Certamente. Questa lista ha due anime, una ecologista e
l’altra che preferirei chiamare di solidarietà. Ma la
solidarietà va estesa a tutto l’esistente, non solo come
condizione di benessere comune, ma come unica possibilità di
sopravvivenza per i singoli e per l’intero pianeta. In
questo, la sinistra unita è l’unico schieramento sensibile
alla problematica dei nostri tempi.
E il lavoro, tema tradizionale della sinistra?
Il lavoro non può essere isolato dall’intera problematica,
ma va liberato dal concetto di sfruttamento, tipico del
capitale. Sfruttare vuol dire distruggere: si sfruttano i
fondali marini e si distrugge la fauna ittica, di
conseguenza il futuro della pesca e dell’alimentazione. Il
capitale sfrutta gli operai, mette a rischio la loro salute
e la loro vita, poi li abbandona, sicuro che altri sono
disposti a farsi sfruttare. Affidare i lavoratori ai
capitalisti è come affidare la pecora al lupo. Allo stesso
modo, affidare loro le sorti del pianeta. Una produzione non
rispettosa dell’ambiente distrugge con una mano quello che
costruisce con l’altra, risolve un problema oggi e prepara
la catastrofe di domani.
Mi sembra un discorso insolito per un comunista.
È invece una visione sentitamente comunista. Le parole e i
segni portano la polvere della storia. Perciò abbiamo
bisogno di parole vergini che ci aiutino a riflettere. Il
marxismo ha analizzato scientificamente il carattere
egoistico del capitalismo. Questa analisi regge ancora ed è
visibile a tutti, quando il capitale ignora ogni frontiera
nazionale, è diventato globale e divora non solo i
lavoratori, ma tutto il pianeta e gli stessi imprenditori.
Il comunismo è un tentativo di soluzione, un invito a
resistere, unirsi e ribellarsi: “Proletari di tutto il
mondo, unitevi!”
Ci sono ancora proletari?
Ci sono ancora. Non come nell’Ottocento, ma con le
caratteristiche d’oggi. Sono quelli che hanno un posto di
lavoro, ma possono perderlo da un momento all’altro per una
scelta del capitale, come i dipendenti della Nokia, sono
soprattutto quelli che ne sono privi - privi di un diritto
fondamentale! - i disoccupati, i precari, i pensionati con
pensioni da fame, derubati del frutto del loro lavoro. Sono
quelli che vivono alla soglia della povertà, alla quale fa
da riscontro il lusso e la ricchezza sfrenata di chi si è
arricchito sfruttando il lavoro degli altri. Anche un
artigiano e un commerciante possono essere poveri; anche un
ristoratore, strozzato da contratti capestro con le
birrerie, è un lavoratore oppresso, che pure produce posti
di lavoro. L’elenco si fa lungo, fino a contenere i
ricercatori, i giovani, i bambini.
E qual è la risposta, oggi? La rivoluzione?
Una rivoluzione ancora più radicale: una conversione totale.
Se la parola è impolverata, chiamiamola inversione di
marcia, che poi è il significato originale di rivoluzione.
La risposta è la solidarietà universale. Ecco la bandiera
dell’arcobaleno, con la quale abbiamo dimostrato per la pace
ai tempi della guerra del Golfo e del Kosovo. Perché il
capitale si alimenta della guerra, pilota gli Stati e crea
milizie private, e al profitto sacrifica interi popoli. La
bandiera rossa ha lo stesso significato: “Hoch die
internationale Solidarität!” La solidarietà deve estendersi
a tutto il pianeta, a tutta la famiglia dei viventi,
ricostruendo l’armonia ecologica che ci ha permesso di
esistere.
Ha senso votare per un piccolo schieramento, quando c’è
il rischio che tornino a governare le destre?
Non si può vivere e far politica con un berlusca puntato
alla schiena, perché si rischia di far catenaccio, di
annacquare i programmi, di stringersi nel mucchio per
sopravvivere, come le pecore attaccate dal lupo. In questo
modo s’ingoia di tutto: la svalutazione dei salari,
l’aumento dei prezzi, i condoni fiscali, le spedizioni
militari mascherate da interventi umanitari, le basi
militari straniere. In questo modo soprattutto si dimostra
ai cittadini che frodare lo Stato è un’impresa redditizia,
che quel che conta è arricchirsi, che il fascismo è innocuo.
Non è così che si cambiano le cose. Bisogna aver coraggio di
cambiare radicalmente.
Visto così, che senso hanno le elezioni fuori del
territorio metropolitano? Non si tratta degli stessi
problemi italiani?
Le elezioni in circoscrizioni estere evidenziano la
particolarità dei problemi della migrazione. Migrazione di
cui nel paese d’origine nessuno vuole ricordarsi. L’italiano
che vota, ricorda allo Stato che, anche se risiede
all’estero, è un cittadino che non ha rinunciato al suo voto
attivo e passivo, e conta sul sostegno del suo governo.
Perciò il cittadino residente all’estero vota per altri
migranti come lui perché sa che solo loro possono intendere
dall’interno i suoi problemi e chiede loro di difendere i
suoi interessi in parlamento.
Quali problemi dell’emigrazione sono al centro della tua
attenzione politica?
La sicurezza sociale e la scuola. È il proseguimento del mio
lavoro come operatore sociale nel Patronato ACLI e della mia
precedente attività come insegnante ed educatore. Il diritto
alla scuola, all’apprendimento e all’incremento della lingua
e cultura italiana è stato oggetto della nostra battaglia
negli anni settanta e ottanta. I problemi d’oggi sono quelli
di allora, le cause dell’insuccesso dei ragazzi italiani ben
note, la soluzione una sola, radicale: scuola a tempo pieno
e sostegno didattico individuale.
La sicurezza sociale dei migranti è a maglie troppo larghe e
non assicura abbastanza. I ritocchi ai regolamenti europei,
più che portare giovamento, sono stati controproducenti. È
urgente ottenere l’esportazione delle pensioni e dei sussidi
sociali e l’esenzione dalle tasse sulle pensioni adeguate al
minimo. Ma la problematica è vastissima e mutevole. Qui vale
tenersi in contatto con gli operatori e con la base, perché
un parlamentare è portavoce dei suoi elettori, non un
esperto che sa tutto e decide in proprio. Questo intendo io
per rappresentanza democratica.
Nicolò Gueci
"Sono venuto in Germania a 33 anni. Per una scelta di
classe. Era l’unica scelta logica per le mie convinzioni,
maturate negli anni ‘60 e ’70. Volevo vedere dove finivano i
miei ex allievi quando parlavano di disoccupazione ed
emigrazione, volevo incontrare i lavoratori allo stato puro.
Se fossi rimasto in Italia, dove stavo “troppo” bene, mi
sarei dovuto vergognare per tutta la vita.
Più tardi ho capito che anche i lavoratori possono
identificarsi col padrone, sperare di divenire come lui,
votare per lui. Ed è stato un colpo duro. Così ho deciso che
dovevo continuare ad educare, aiutare a prendere coscienza.
Ho trovato una base sempre più larga, di compagne e
compagni, un gruppo dinamico e creativo che con il teatro,
il cabaret, le canzoni, l’animazione culturale ha portato al
voto comunale nella provincia di Böblingen, alla
moltiplicazione dei corsi di lingua e cultura italiana, alla
formazione di comitati di base genitori, a dimostrazioni
vivaci che hanno scosso l’opinione pubblica. La nostra forza
era la solidarietà internazionale.
Parlavamo ancora poco il tedesco, ma gridavamo, “Hoch die
internationale Solidarität” e respiravamo solidarietà con
gli spagnoli ai tempi di Franco, i greci ai tempi dei
colonnelli, gli eritrei e i curdi, tutti i minacciati
dall’imperialismo, dalla guerra, dall’oppressione del
capitale. Così ci siamo inseriti nel movimento sempre più
vasto della pace, del rispetto dell’ambiente, del rifiuto
delle armi e di tutte le guerre esportate, delle oppressioni
interne: Mutlangen, Gorleben, occupazione delle case
abbandonate.
Poi ho lavorato per 25 anni nel Patronato ACLI, così ho
assorbito come una spugna la problematica della migrazione e
ho avuto chiara la dimensione dell’ingiustizia sociale. Dal
movimento al Partito della Rifondazione Comunista. Perché è
necessario stringere le fila quando la destra, anche in
doppiopetto, persegue lo stesso scopo di una volta,
l’occupazione totale del potere politico ed economico, negli
stati e su tutto il pianeta. Perciò v’invito a votare. Il
voto è un gesto di resistenza, una scelta di libertà. Votate
la Sinistra Unita, la lista Arcobaleno! E se volete, anche
per me."
2006
Elezione del Senato della
Repubblica del 9-10 aprile 2006
Ripartizione: EUROPA
Stato: GERMANIA
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Avvertenza :
Per una corretta
interpretazione dei dati si raccomanda la lettura
delle note
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Note |
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Liste |
Voti |
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DI
PIETRO IT. VALORI |
6.031 |
5,051 % |
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U.D.EUR
POPOLARI |
1.442 |
1,207 % |
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UDC |
4.989 |
4,178 % |
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LEGA
NORD |
1.642 |
1,375 % |
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L'UNIONE |
53.510 |
44,814 % |
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ALTRASICILIAPERILSUD |
3.266 |
2,735 % |
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P.ITALIANI NEL MONDO |
2.193 |
1,836 % |
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FIAMMA
TRICOLORE |
1.438 |
1,204 % |
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PER
ITALIA NEL MONDO |
5.585 |
4,677 % |
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FORZA
ITALIA |
39.306 |
32,919 % |
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Totale |
119.402 |
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Pagine realizzate a cura dell'Ufficio I
- Servizi Informatici Elettorali
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Elezione della Camera dei
Deputati del 9-10 aprile 2006
Ripartizione: EUROPA
Stato: GERMANIA
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Avvertenza :
Per una corretta
interpretazione dei dati si raccomanda la lettura
delle note
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Note |
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Liste |
Voti |
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PER
ITALIA NEL MONDO |
6.569 |
4,850 % |
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DI
PIETRO IT. VALORI |
6.506 |
4,803 % |
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FORZA
ITALIA |
44.545 |
32,888 % |
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P.ITALIANI NEL MONDO |
2.087 |
1,540 % |
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UDC |
5.854 |
4,322 % |
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ALTRASICILIAPERILSUD |
3.805 |
2,809 % |
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U.D.EUR
POPOLARI |
1.561 |
1,152 % |
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ALTER.SOC.MUSSOLINI |
1.730 |
1,277 % |
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LEGA
NORD |
1.710 |
1,262 % |
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AMARE
L'ITALIA |
1.151 |
0,849 % |
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L'UNIONE |
59.925 |
44,243 % |
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Totale |
135.443 |
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Pagine realizzate a cura dell'Ufficio I
- Servizi Informatici Elettorali
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